croazia

Sos per il palazzo di Diocleziano a Spalato

di Andrea Marsanich

Sotterranei da consolidare, servono interventi anche sulle mura. Il Comune: «Non abbiamo soldi per i restauri»

SPALATO. Turisticamente parlando Spalato è la più forte tra le grandi città della Croazia, con migliaia di vacanzieri che nell’alta stagione si riversano ogni giorno nel nucleo storico, quello cinto dalle mura del palazzo di Diocleziano, costruito 1.700 anni fa. Sono turisti attratti da millenni di storia, da monumenti, palazzi, torri e bastioni. Un patrimonio che purtroppo non riceve le cure di cui avrebbe bisogno, e che causa rischi e pericoli per i villeggianti e gli stessi residenti.

Spostano il masso antico per fare spazio ai tavolini del bar

Già un paio di mesi fa il direttore dell'Istituto spalatino per la Conservazione, Radoslav Buzančić, ha dichiarato che i sotterranei del palazzo di Diocleziano andrebbero chiusi perché i visitatori rischiano la propria incolumità non appena vi mettono piede. Potrebbero esserci crolli e dunque i sotterranei andrebbero consolidati per far dormire sonni tranquilli a tutti. Il risultato del grido d'allarme lanciato da Buzančić? Gli ambienti interrati sono rimasti aperti perché costituiscono la classica gallina dalle uova d'oro; garantiscono al capoluogo dalmata un incasso di circa 8 milioni di kune (1 milione e 75 mila euro) grazie alla vendita dei biglietti.

In cambio però il Comune non stanzia mezzi sufficienti al risanamento dei sotterranei. In condizioni deplorevoli, o quasi, si trova anche la massiccia Porta Aurea dello storico palazzo, mentre impalcature sono state posizionate per il risanamento del tetto della chiesetta della Madonna del Campanile. Nella parte occidentale delle mura del tempio si vedono chiaramente i danni causati dal tempo e dagli agenti atmosferici. Alcune pietre si stanno come sbriciolando e i timori legati a un improvviso cedimento sono tanti.

Palazzo di Diocleziano in rovina


Il responsabile dei Servizi comunali per il nucleo storico spalatino, Goran Nikšić, non si è scomposto più di tanto: «Il tempo distrugge inesorabilmente le pietre e i nostri interventi di risanamento si sono moltiplicati negli ultimi decenni. Attualmente la situazione finanziaria è quella che è, ci mancano i mezzi per interventi di restauro. Non appena li avremo, risolveremo la situazione utilizzando magari pietra artificiale. La pressione maggiore riguarda gli angoli delle costruzioni, con blocchi di pietra che dopo secoli o anche millenni possono spezzarsi. Purtroppo, lo ribadisco, non abbiamo denaro a sufficienza per procedere alle riparazioni».

Nella città di san Doimo - parliamo della sua parte più antica - i maggiori pericoli riguardano le tegole dei tetti, fissate in modo "ballerino". Ad ogni forte vento di bora o di scirocco, si teme che qualcuno di questi coppi venga giù, ferendo gravemente (o anche peggio) il malcapitato passante di turno. La Banovina (ex Palazzo del governo), l'edificio che ospita l'amministrazione comunale, non si preoccupa più di tanto di riparare i tetti, a differenza di quanto fatto e sta facendo la dirigenza comunale di Ragusa (Dubrovnik). Le foto aeree delle due città dalmate testimoniano la differenza di comportamento nei riguardi dei tetti dislocati nei nuclei storici.

A rischio si presenta anche la situazione lungo il passaggio che rasenta le mura occidentali del bastione Cornaro, eretto dalla Serenissima. Versa in uno stato pietoso, e prova ne sia che sono stati affissi cartelli che indicano il pericolo di crolli. Contemporaneamente la capitale Zagabria tace e fa poco o nulla per questa gemma mediterranea, che ha bisogno di sostegno finanziario per continuare ad essere magnetica, ma senza pericoli per chi ne attraversa il centro.

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