al microscopio

La scienza dei social media e il metodo Zamboni

di MAURO GIACCA

Nel settembre del 2013 in questa rubrica criticai quella che chiamavo "la scienza dei talk show", per cui dibattiti televisivi, social e luoghi comuni creavano un cocktail micidiale di disinformazione

Nel settembre del 2013 in questa rubrica criticai quella che chiamavo "la scienza dei talk show", per cui dibattiti televisivi, social e luoghi comuni creavano un cocktail micidiale di disinformazione. Usai come esempio, oltre a Stamina, anche il cosiddetto "metodo Zamboni", secondo il quale l'allargamento delle vene del collo e del torace mediante angioplastica sarebbe di beneficio nei pazienti con sclerosi multipla, un'idea senza fondamento sperimentale ma piena di risonanza mediatica.

Nel 2009, Zamboni, rispettabile chirurgo vascolare di Ferrara, aveva avuto visibilità nel programma W5 della TV Canadese, seguito da un articolo su The Globe and Mail. Nel 2012, ne aveva parlato anche il New York Times Magazine. Le implicazioni emozionali della presunta scoperta si erano sparse tra i blog dei pazienti e avevano portato alla creazione di pagine Facebook e gruppi di interesse.


Ora la storia sembra essere giunta alla fine: un articolo pubblicato su Jama Neurology questa settimana, a firma dello stesso Zamboni, riporta i risultati di una sperimentazione clinica rigorosa, chiamata BraveDreams, che dimostra come l'angioplastica venosa non abbia alcun effetto nei pazienti con sclerosi multipla, un risultato negativo che si affianca a quello di altri studi precedenti condotti in Canada e anche in Italia.


Morale della favola: onore a Zamboni per aver accettato i risultati con dignità scientifica. Ma questo non basta. Chi ripagherà i 2,7 milioni di euro spesi dalla Regione Emilia Romagna per BraveDreams? E gli oltre 7,5 milioni spesi da associazioni di pazienti e governo canadese per analoghe sperimentazioni, quando non sono mai esistite solide basi scientifiche per eseguirle? E che fine faranno i tanti epigoni di Zamboni che hanno continuato a eseguire interventi di angioplastica nei propri ambulatori privati? Rimborseranno i pazienti per avere eseguito una terapia infondata, inutile e pericolosa?

La verità, nella scienza, alla fine trionfa sempre, ma è importante che le nuove idee siano solide e seguano uno sviluppo etico scevro di sensazionalismi, qualità queste che sembrano essere mancate in questa vicenda.