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Estradizione più vicina per l'ex terrorista Battisti

Il presidente del Brasile ha deciso di revocare lo status di rifugiato politico a Cesare Battisti. Revocato anche il permesso di soggiorno

BRASILIA. Il presidente del Brasile ha deciso di revocare lo status di rifugiato politico a Cesare Battisti. Revocato anche il permesso di soggiorno. L'estradizione dell'ex terrorista dei Proletari Armati per il Comunismo (Pac) Cesare Battisti dal Brasile all'Italia pare aver compiuto un passo avanti. Il presidente Michel Temer ha revocato lo status di rifugiato - concesso dall'ex presidente Inacio Lula da Silva - e ha dato ordine di estradarlo in Italia sempre che, nel mentre, i giudici del Tribunale Supremo Federale non accettino la richiesta di “habeas corpus” (si esprimano contro la limitazione delle libertà personali) chiesta dai suoi legali lo scorso 25 settembre quando il governo italiano ripresento la richiesta di estradizione. La difesa di Battisti afferma che "non è possibile" rivedere la protezione concessa da Lula. La decisione spetta ora al giudice Luiz Fux. Lo riferisce il quotidiano locale Jornal do Brasil.

La notizia è stata data dal quatidiano Folha de s.Paulo e dal quotidiano locale Jornal do Brasil. Battisti è stato fermato dalla polizia brasiliana mentre cercava di fuggire in Bolivia. Il caso è diventato una priorità per la nostra sede diplomatica in Brasile. Già latore di una richiesta ufficiale da parte dell'allora primo ministro Matteo Renzi, l'ambasciatore Antonio Bernardini si è subito attivato per cercare di capire come e perché fosse stato arrestato l'ex terrorista dei Pac (Proletari armati per il comunismo), poi diventato un brillante scrittore di noir in Francia, condannato in contumacia a due ergastoli per omicidio e concorso in omicidio di quattro persone nei lontani anni '80 del secolo scorso.

Fermato per un controllo casuale dalla polizia stradale (Pfr) lungo la grande arteria che porta verso la frontiera con la Bolivia, nello stato del sudovest di Mato Grosso do Sul, Battisti fornisce agli agenti i suoi documenti ufficiali. Ormai è un residente a tempo indeterminato in Brasile. Non gode più dello stato di "rifugiato politico" che gli era stato concesso nel 2010 dall'allora presidente Luiz Inàcio Lula da Silva. Una volta arrivata a Planalto, Dilma Rousseff aveva ceduto in parte alle pressioni italiane e pur confermando il no all'estradizione aveva depennato quella formula che le era sembrata eccessiva.

Battisti a questo punto è diventato un obiettivo. Ha la residenza in Brasile, vive a Rio Preto, vicino a San Paolo. Ha una moglie, una terza figlia: entrambe brasiliane. Ma è pur sempre un latitante. Per la giustizia italiana deve scontare l'ergastolo. Da almeno 15 anni c'è una battaglia per farlo estradare. Ma è anche vero che il Brasile lo ha già messo dentro per essere entrato nel paese con documenti falsi, che si è fatto 7 anni dietro le sbarre. Ufficialmente è pulito. Ha scontato la sua condanna e la domanda di estradizione è prescritta dal 2013.

Originario del Lazio, nel 1976 Battisti si trasferì nel norddell’Italia e partecipò alla fondazione dei Pac. Fra i quattro reati per i quali Battisti è stato condannato ci sono quattro omicidi, e fra questi anche l’uccisione del maresciallo degli agenti di custodia Antonio Santoro, che fu freddato a Udine il 6 giugno del 1978.