la storia

Turriaco, il fai-da-te dei profughi riempie il cielo di aquiloni - FOTO

di Laura Blasich

L’integrazione tra i richiedenti asilo afghani e i bambini delle primarie cresce nella dimensione del gioco. E la casetta dell’acqua diventa pista di lancio

A Turriaco bimbi e profughi con gli aquiloni

TURRIACO. Il cielo di Turriaco si è riempito ieri delle sagome degli aquiloni usciti dalle mani di due dei 12 richiedenti asilo afghani ospiti in paese da inizio febbraio e dei bambini della terza della locale scuola primaria, di cui sono diventati per alcune lezioni dei maestri.

Shahid e Fardin hanno recuperato dalla loro infanzia l'abitudine a maneggiare con abilità e pazienza materiali tanto poveri quanto delicati: cannucce, carta velina, spago. Spesso materiali di risulta dal cui assemblaggio escono aquiloni colorati e, soprattutto, capaci di sfruttare al meglio il vento, altamente manovrabili per uscire vittoriosi dalle battaglie rese famose in Occidente da un romanzo come "Cacciatore di aquiloni".

 

 

Gli aquiloni ieri non si sono però sfidati, anche se Shahid e Fardin sono stati quelli che li hanno fatti volare più in alto. Tanto che quello realizzato con del nylon trasparente e decorato solo con un paio di "occhi" colorati alla fine si è confuso con il cielo, facendo sorridere il gruppo di ragazzi afghani che ormai da oltre due mesi vivono a Turriaco.

Tra diverse diffidenze iniziali, oltre alle intimidazioni di cui è stato fatto bersaglio il sindaco Enrico Bullian, ma anche la forte spinta dell'amministrazione comunale a sostenere il progetto e la collaborazione delle associazioni, tutte resesi disponibili a coinvolgere gli stranieri in attività diverse.

È stata in questo caso la Pro Loco Turriaco a proporre il laboratorio di aquiloni, con la collaborazione della cooperativa sociale Agenzia 2001, il cui esito è stato messo alla prova ieri a margine dell'inaugurazione della casetta dell'acqua nel parcheggio di via Marconi, trasformatosi quindi in una pista di lancio.

L'iniziativa si è tradotta presto in un'occasione di conoscenza, usando un po' l'italiano e un po' l'inglese e un po' arrangiandosi a gesti. La curiosità dei bambini ha rotto presto, secondo quanto raccontato ieri dagli stessi bambini, le barriere della timidezza.

A scuola i bambini della terza, affiancati dall'insegnante Manuela Calligaris, hanno chiesto a Shahid e Fardin la loro età, da dove arrivano e le diverse preferenze su colori o cibo, scoprendo così un paese lontano e usanze diverse dalle loro, come la scrittura del mondo arabo da destra verso sinistra, e che uno dei principali passatempi dei bambini di quelle terre è il gioco degli aquiloni.

Shahid e Fardin hanno mostrato e spiegato in lingua inglese le diverse fasi della costruzione di un aquilone in carta velina, riscontrando da parte degli alunni curiosità ed entusiasmo partecipando da subito alla creazione dell'aquilone dimostrativo, in cui i colori della bandiera di Turriaco si sono mescolati a quelli della bandiera dell'Afghanistan.

«Probabilmente hanno avuto una vita più difficile - ha detto un bambino ieri -, ma ci hanno insegnato a costruire gli aquiloni, come loro fanno fin da piccoli». «Far volare gli aquiloni - ha spiegato un altro alunno - ci ha dato una sensazione di libertà e spensieratezza».

L'occasione di incontro ieri si allargata a molti cittadini, perché all'inaugurazione della casetta dell'acqua hanno preso parte i genitori e i nonni dei bambini della classe e del coro Le cicale diretto dalla maestra Marta Furlan, oltre ai rappresentanti dell'amministrazione comunale, al presidente della Pro Loco Paolo Buttignon e al parroco don Enzo Fabrissin.

«Nessuno sceglie di diventare migrante - aveva detto durante la presentazione alla comunità Shabbir, da sette mesi in Italia e che in Italia vorrebbe lavorare nel cantiere navale o nell'informatica -. Sono le situazioni che lo portano a diventarlo».

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